Attraversare confini con Ballard

filo_spinato_web“Il mio mestiere è attraversare confini” è la frase con cui si apre un libro scritto da James Ballard. A pronunciarla è Charles Prentice, scrittore che si occupa di viaggi, e in questo caso il termine “confine” si può leggere nella sua declinazione geopolitica, come linea che delimita l’estensione di un territorio-nazione. Attraversare confini significa lasciare uno stato, una cultura, uno stile di vita per inoltrarsi in un altro territorio, oltre il confine, dove costumi e usanze possono essere diversi, a volte anche contrapposti a quelli che ci siamo appena lasciati alle spalle. Territori nuovi, magari ancora sconosciuti, dove l’esperienza oltre il confine può essere rivelatrice di mondi nuovi e provocare un cambiamento nel nostro modo di pensare e di vivere. Non è un caso se Ballard viene ricordato principalmente come lo scrittore che ha trasformato la fantascienza da esplorazione dello spazio esterno con astronavi e missioni spaziali a esplorazione dello spazio interiore, evidenziando debolezze, decadenza e perversioni dell’uomo e della società moderna in una chiave inedita.

Nella nostra esperienza quotidiana costruiamo confini in continuazione, abbiamo bisogno di definire l’inizio e la fine di ogni cosa per dare un senso a ciò che facciamo. Abbiamo bisogno di sapere fino a che punto possiamo arrivare in ogni cosa, il confine oltre al quale non è opportuno proseguire. Alcuni confini sono condivisi dalla società e dai costumi attuali, dalla consuetudine. Pensiamo alla legge o alla religione, le quali ci mostrano i confini tra lecito/illecito e sacro/profano. Altri confini, non meno importanti, li costruiamo da soli nei nostri comportamenti quotidiani sulla base delle nostre credenze e delle nostre esperienze, sono i confini che ci permettono di costruire la nostra identità, nel dettaglio della vita quotidiana. Ma a volte questi confini diventano delle trappole che non ci permettono di vedere ciò che sta oltre, limitando la nostra capacità di azione ad un ventaglio ristretto di possibilità.

Affrontando un problema ci troviamo sempre davanti a molteplici possibilità di scelta, a volte il problema ha così tante sfaccettature da generare una gamma pressoché infinita di risposte comportamentali diverse, ma spesso i confini che ci siamo creati da soli ci permettono di vedere solo un numero ristretto di opportunità. E se la prima soluzione non funziona proviamo la seconda, quando anche la seconda soluzione non funziona ne proviamo una terza, ma quando ci troviamo ad esaurire le poche risposte che riusciamo a prendere in considerazione, per via dei confini che ci siamo auto-imposti, allora entriamo in crisi. Oppure, come succede in altri casi, in un primo momento troviamo una soluzione che sembra soddisfacente, allora adottiamo questo comportamento ogni volta che ci si presenta il problema, ma con il passare del tempo alcune condizioni cambiamo e arriviamo al giorno in cui questo comportamento non ci permette più di superare la nostra difficoltà e non vedendo ulteriori possibilità di azione all’interno dei nostri confini entriamo ugualmente in crisi.

Oltrepassare i nostri confini non è mai facile, a volte perché non siamo nemmeno in grado di vederli, altre volte perché, anche se riusciamo a vederli, l’idea di andare oltre incute timore. In questo modo auto-limitiamo le nostre possibilità di comportamento, ignorando che la soluzione sta proprio là, oltre il confine, e che l’attraversamento del confine è un atto di grande potenza e creatività che ci permette di entrare nell’indefinito, per trovare un nuovo assetto e una nuova identità. Per questo penso che uno dei compiti principali dello psicologo sia quello di attraversare confini insieme ai propri clienti, generando nuove possibilità di scelta e scoprendo ciò che è oltre e altro.

 

 

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