Quante sono le intelligenze?

Esistono molteplici assi dell’intelligenza, ma alcuni sembrano avere un peso maggiore nella società in cui viviamo

 

Il tema della descrizione e misurazione dell’intelligenza umana emerse nei primi anni del ventesimo secolo, inizialmente grazie all’opera di Alfred Binet che nel 1905 elaborò un test e una scala per misurare l’intelligenza degli studenti francesi ed individuare quelli che potevano avere bisogno di un sostegno durante la loro carriera scolastica.

Da allora sono stati sviluppati diversi test in grado di misurare quello che viene definito quoziente d’intelligenza (QI), ma molti sono stati anche gli studi che hanno messo in evidenza come l’intelligenza umana sia un fenomeno dalle molteplici dimensioni, misurabile su diversi assi parzialmente o totalmente indipendenti.

Del resto anche lo stesso Binet, a proposito della sua scala di misurazione, disse in realtà: “La scala, propriamente parlando, non consente la misurazione dell’intelligenza, dato che le qualità intellettuali non sono sovrapponibili e non possono quindi venire misurate così come si fa con le superfici lineari.”

Allora quante e quali sono le qualità dell’intelligenza? O meglio: quante sono le intelligenze?

Difficile rispondere in modo definitivo, ma possiamo avere sicuramente un grande aiuto per comprendere meglio questo argomento attingendo dai lavoro di alcuni dei più importanti studiosi della mente dell’ultimo secolo.

Uno di questi è sicuramente Howard Gardner, che nel suo famoso saggio del 1983 Formae Mentis propose il modello delle intelligenze multiple, supportandolo con una mole enorme di studi in ambito psicologico, neurologico, antropologico e con ricerche su fenomeni come gli idiot savant o la demenza.

Nel modello proposto da Gardner l’intelligenza umana si divide inizialmente in sette tipi principali:

  • Intelligenza linguistica: è legata principalmente all’utilizzo di un vocabolario ampio e flessibile a seconda delle circostanze, insieme alla capacità di utilizzare la grammatica e le regole linguistiche appropriate e connesse ad una data lingua. Secondo Gardner è un tipo di intelligenza riconducibile alla sfera uditiva-vocale e ne sono particolarmente dotati i poeti e gli scrittori;
  • Intelligenza musicale: sempre legata alla sfera uditiva-vocale, questo tipo di intelligenza permette di padroneggiare armonie, melodie e scale musicali, insieme alle regole della composizione musicale. È l’intelligenza dominante nei musicisti e nei cantanti;
  • Intelligenza logico-matematica: è la capacità di compiere operazioni con i simboli, tra i quali dominano i numeri, e di utilizzare il ragionamento logico-deduttivo. Ne sono particolarmente dotati gli scienziati;
  • Intelligenza spaziale (o visivo-spaziale): è la capacità di percepire il mondo visivo con precisione, di eseguire trasformazioni e modifiche delle proprie percezioni iniziali e di riuscire a ricreare aspetti della propria esperienza visiva, persino in assenza di stimoli fisici rilevanti. È strettamente connessa alla propria osservazione del mondo e si sviluppa da essa nel modo più diretto. Sono dotati di questa abilità gli artisti come il pittore o lo scultore, ma anche il giocatore di scacchi;
  • Intelligenza corporeo-cinestetica: è un tipo di intelligenza meno sviluppato nella nostra cultura, riguarda la capacità di usare il proprio corpo in modi molto differenziati e abili, così come la capacità di manipolare abilmente oggetti, doti spesso eccellenti nei ballerini, negli atleti e negli attori;
  • Intelligenza intrapersonale: è legata alla facilità di accesso alla propria vita affettiva/emotiva, alla capacità di discriminare istantaneamente tra i sentimenti e classificarli, attingere ad essi come mezzo per capire e guidare il proprio comportamento. Chi la possiede maggiormente è in grado di scoprire ed esprimere in simboli insiemi complessi ed altamente differenziati di sentimenti (esempi: il romanziere, il vecchio saggio)
  • Intelligenza interpersonale: è caratterizzata dall’abilità di rilevare e fare distinzioni fra altri individui e, in particolare, fra i loro stati d’animo, temperamenti, motivazioni e intenzioni (esempi: il politico, il capo religioso, gli individui che aiutano gli altri per professione)

In momenti successivi Gardner ha ampliato la tipologia delle intelligenze da lui individuate, elencandone altre due:

  • Intelligenza naturalistica: è la capacità di leggere l’ambiente naturale, riconoscere gli elementi che lo compongono, classificarli e metterli in relazione. È la forma di intelligenza tipica di biologi ed antropologi;
  • Intelligenza esistenziale: è quella forma di intelligenza che ci aiuta a riflettere sui grandi temi dell’esistenza, come il significato della vita e della morte, il destino dell’umanità e del mondo, la coscienza. La possiedono principalmente filosofi e psicologi.

Un possibile sviluppo al modello di Gardner è rappresentato dagli studi di Goleman che nel suo saggio del 1995 Intelligenza emotiva affrontò ed approfondì ulteriormente i temi delle competenze emotive personali e sociali nell’intelligenza, in modo simile a quanto Gardner propose inizialmente riguardo all’intelligenza intrapersonale ed interpersonale.

Anche Robert Sternberg nel 1988 affrontò l’argomento formulando il modello tripartito dell’intelligenza. Secondo Sternberg esistono tre modalità principali di espressione dell’intelligenza: analitica (capacità di analizzare, operare confronti tra elementi diversi), creativa (capacità di intuizione e di immaginazione), pratica (capacità di utilizzare strumenti e applicare procedure).

Quindi, quanti tipi di intelligenza esistono?

È difficile dare una riposta a questa domanda con un numero preciso, sebbene gli studi raccolti in differenti discipline che si occupano della mente abbiano evidenziato in modo inequivocabile come ciò che definiamo intelligenza sia in realtà una caratteristica dell’essere umano in cui concorrono molteplici fattori e dimensioni.

Questi elementi possono essere più o meno valorizzati all’interno di un dato contesto storico e sociale. Pensiamo ad esempio ai test di intelligenza attualmente utilizzati o, più semplicemente, ai test d’ingresso per l’università o determinate carriere professionali. Nella maggior parte dei casi si tratta di test basati solamente sull’utilizzo di capacità logiche, matematiche e linguistiche, a volte anche visivo-spaziali.

Un artista o un atleta di altissimo livello, o anche un musicista professionista, sottoposti ai test di intelligenza più comuni potrebbero anche ottenere prestazioni molto scarse, in quanto i tipi di intelligenza che questi hanno maggiormente sviluppato attraverso il loro percorso di vita, di studio, di esercitazione, non sono attualmente contemplati nelle principali scale di misurazione.

Questa riflessione si può applicare anche alle materie curriculari dei nostri percorsi scolastici: che importanza rivestono l’insegnamento dell’espressione artistica, l’educazione fisica e ambientale nelle nostre scuole? È possibile insegnare a padroneggiare e riconoscere le proprie e altrui emozioni? Da questo punto di vista lo studio dell’intelligenza ci offre grandi spunti su cui riflettere per ripensare i nostri percorsi scolastici e professionali all’interno della società in cui viviamo.

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